Parco Archeologico di Selinunte


L'enfasi e la meraviglia che destano le rovine di Selinunte sono proverbiali.

I superlativi, le metafore, i toni appassionati che caratterizzano le impressioni dei grandi viaggiatori su Selinunte potrebbero essere contenute in un libro dell'iperbole.

Di fatto, l'eccezionalità di Selinunte è data dalla vasta quantità delle sue rovine, dalla loro mole e dal loro pregio, tutti elementi che, insieme, è difficile rintracciare in altre parti del mondo occidentale.

Dal 1993 è stato istituito il Parco archeologico, grande 270 ettari, e non c'è giorno dell'anno, dalla primavera all'autunno, che folti gruppi di visitatori non si aggirino tra spezzoni di colonne e il muschio che le accarezza, tra i decori dei basamenti e i ciuffi di lentisco che vi crescono nelle fessure, tra quei blocchi di pietra giallo oro lavorati dall'uomo, in bilico uno sull'altro, in una natura selvatica cresciuta con essi; qualche radura, piccole siepi, cespugli di fiori, fiocchi di prezzemolo, pochi alberi, tante varietà di verde tutto fuori dal tempo, museo arbitrario, sfida alla misura e all'armonia.